L’innocenza dei bambini

25 novembre: giornata contro la violenza sulle donne

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Personale scolastico

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In classe, si usano in diverse occasioni le parole rispettare e farsi rispettare, violenza e nonviolenza, capacità e possibilità di scegliere o meno, impegnarsi per….

Si, impegnarsi affinché la nostra vita, sia un filo con i colori che ci rispecchiano, che s’intreccia con quello degli altri per formare, alla fine della stessa, un tessuto ricco e meraviglioso. Alcuni fili vengono strappati con violenza e ci vuole molto lavoro per riparare quel buco profondo che si forma, rimane il segno.

Come fare allora? Partire presto, non aver paura di affrontare l’argomento, avere il coraggio di parlare con i bambini.

Pensavo ad un’attività forte, che lasciasse un segno, avevo già fatto colorare uno striscione con la parola NONVIOLENZA rossa…ma poi un incontro con una ragazza giovane, amica di mia figlia.

“La mia mamma è la presidentessa di un’associazione contro la violenza sulle donne e i bambini…una volta mi ha fatto stropicciare centinaia di fogli!”

Tempo cinque minuti e avevo già scritto il messaggio per un invito in classe, con già l’attività in mente, cinque minuti di confronto via telefono, cinque minuti per accogliere una proposta che si intrecciava con la mia arricchendo entrambe le parti, come sempre accade da un incontro aperto e accogliente.

INNOCENZA…. Parliamo di innocenza.

Difficile, ma non impossibile. E allora ecco due classi, due percorsi diversi, uno nato dalla parola innocenza, scritta alla lavagna, l’altro nato dalla riflessione su frasi di personaggi e film noti. Età media, dieci anni su per giù e ancora una volta, stupore e tanto da imparare, da chi? Dai bambini, non dagli adulti che l’innocenza l’hanno persa crescendo.

Il tentativo è quello di portarvi in classe, e portarvi passo passo allo stesso stupore che ha colto me.

INNOCENZA

Cosa vuol dire? Cosa vi ricorda? “Innocente, non colpevole”.

C’è qualcuno di innocente?” I bambini (qualcuno dice fino a 5 /9 anni perché manca la consapevolezza), gli animali, gli alberi”.

Perché? “Gli animali e gli alberi è ovvio…I bambini perché fanno gli scherzi, giocano, non hanno cattiveria e se c’è cattiveria, è una cattiveria che passa e se bisticciano fanno presto pace”.

“Mio fratello più piccolo, mi tira i capelli”…

E tu? Fai lo stesso?

“No!”

E perché?

“Perché è più piccolo, più delicato, meno resistente, ha meno muscoli…gli farei del male.”

“I bambini hanno più amore, ci tengono di più..”

Ma allora, cosa è successo ai grandi? Voi siete bambini, noi siamo adulti, cosa si è perso nel passaggio dall’essere bambini al diventare adulti?

“La memoria! Avete perso la memoria dell’essere bambini!”

“Magari ha perso qualcuno di caro ed è triste”… “La tristezza porta la rabbia e la rabbia vuole far provare anche all’altro cosa vuol dire perdere qualcuno di caro.”

Alla parola caro c’è chi lega la parola vendere qualcosa di caro per avere soldi, soldi per giocare alle macchinette, e quando finiscono le cose care da vendere, si va a rubare quelle degli altri…

“Ma allora è malato!”

Ridendo… “Diamogli una droghina agli adulti, la tachipirina!”

Si, dico io…facciamo un bel punturone…

“Chiamiamola… tachidroghina! … che toglie il dolore!”

“Gli adulti non pensano a quello che fanno.”

“Sono più forti…”

“…ma sono più deboli, perché potrebbero usare la forza per il bene invece di fare del male”.

La classe che ha lavorato con le frasi, alla stessa domanda “Ma allora, cosa è successo ai grandi? Voi siete bambini, noi siamo adulti, cosa si è perso nel passaggio dall’essere bambini al diventare adulti?”

Hanno risposto così….

– Nei bambini, manca la sete di possesso (es. voglio quella terra).

– Un bambino è contento di quello che ha e che è.

– Un bambino ha dolcezza, intesa come generosità, affettuosità, fiducia incondizionata.

– Un bambino non fa del male (violenza verbale, fisica e mancanza di riconoscimento) ripetutamente.

Allora chiedo cosa possa nascere dalla violenza verbale, fisica e dal mancato riconoscimento…

“Un trauma!” E cosa vuol dire? “che hai paura di conoscere gli altri, hai paura del loro giudizio, hai paura che ti facciano male..”

“La depressione!…Il mutismo!…L’isolamento…Problemi fisici…così fumano, bevono e si drogano!”

E cosa può succedere chiedo loro…

“Eh, che hanno problemi mentali e di comportamento, usano coltelli, pistole e diventano terroristi! Si, e poi ladri, picchiano e sono violenti!”

Da questa seconda discussione parte una scaletta che può accadere:

“0= mutismo….e questo porta alla tomba”

“1= piangere…almeno butti fuori”

“2= rispondere e/o parlare con i genitori e le maestre”

“3= bloccare la chat, allontanarsi e uscire”

“4= denunciare”

La conclusione è che i bambini sono innocenti e quell’innocenza ce l’hanno dentro.

Dopo questa lunga riflessione con i bambini, alla prima classe propongo l’attività di disegnare, ognuno come la sente, l’innocenza che li caratterizza, quell’essere bambini che è dentro di loro, quel nucleo prezioso che li anima, liberamente, non deve essere per forza un disegno, può essere un colore, un simbolo, delle parole…come si sentono di fare.

Alla seconda classe, leggo le frasi, ognuno si segna quelle che gli piacciono di più e poi si formano un gruppo da cinque, uno da tre, due da due e altri tre bambini decidono di lavorare da soli.

E qui, parte il lavoro di ciascuno e dei gruppi, nessuno copia, non chiedono più niente, qualcuno mentre gironzolo tra i banchi, alza il foglio: “Non guardare, non è finito”. I gruppi sono più rumorosi, si confrontano, ognuno mette del proprio.

Finiscono il disegno e il lavoro di piccolo gruppo, non li guardo per il momento. Dico loro di mettere il foglio al sicuro, nel quaderno, perché poi ci sarebbe stato un altro lavoro da fare.

Finita la ricreazione, un’ora di matematica, la mensa, un po’ di ricreazione.

Ecco, riprendono il disegno, ricordo loro tutto il percorso fatto nelle prime ore.

Gli dico che dovranno fare un’azione molto forte, e che poi spiegherò loro il perché.

Ora, per favore, stropicciate il disegno… Silenzio di tomba, nessuno si muove.

Dopo poco, “perché?” “ma come?”

Per favore…stropicciate il disegno…

Nessuno si muove, altri perché…

Poi vi spiego, prometto….

Alla prima classe lo devo chiedere tre volte, alla seconda due, chi ha lavorato da solo, resiste di più.

Allora cominciano a stropicciare, un bambino con rabbia, una bambina mi guarda e sta ferma, gli altri, lentamente, lo fanno. Io mi sento male per loro, alla fine nella seconda classe, piangono in due.

Come vi sentite, domando, dentro e nel corpo?

Dentro…”Triste, delusǝ, arrabbiatǝ, stupitǝ, nel panico, ho provato dolore, mancanza, maltrattatǝ, costrettǝ, stancǝ, presǝ in giro, in colpa, inutile, spaventatǝ”.

Nel corpo…”Il cuore batteva forte, ho sentito qualcosa nel petto, ho sentito freddo, qualcosa al collo, bloccatǝ, la pelle d’oca, un peso al cuore, le mani obbligate, noi abbiamo chiuso gli occhi, stanchezza”

Ho spiegato loro, che avevo chiesto di fare quel gesto in un ambiente sicuro e protetto, per far comprendere un pochino, come si potessero sentire tutti quei bambini maltrattati nella loro innocenza, dalle varie sfumature della violenza fisica, verbale e vista, come una mamma, un amicǝ, insultatǝ, maltrattatǝ e picchiatǝ e che il loro lavoro sarebbe stata una testimonianza importante per dire a tutti i “grandoni” che avrebbero guardato e letto le loro emozioni, cosa provano i bambini. I loro disegni potevano fermare gli adulti sempre di fretta, per farli riflettere un po’.

Mi hanno ascoltata, hanno detto “ok” e poi, piano piano, hanno lisciato i loro disegni e me li hanno consegnati, sapendo che ne avrei fatto un buon uso.

E allora cosa si può Fare? Si può, possiamo rimanere in silenzio davanti ad una violenza?

“No”. Possiamo imparare a riconoscerla nelle parole e nei gesti, possiamo essere nonviolenti…

“Possiamo chiedere aiuto.”

Serve coraggio.

“Aiuto!” A chi?

Ad un adultǝ di fiducia che abbia mantenuto in sé un pizzico dell’innocenza di un bambino.