Cronaca a distanza di qualche giorno del contest organizzato dalla scuola Fincato Rosani all’interno di #ioleggoperché

“Costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione”. Questa citazione tratta dalla canzone “Costruire” di Niccolò Fabi è l’ultima delle tante che abbiamo raccolto in queste settimane per prepararci a “Emozioni di carta“, il contest che la nostra scuola ha organizzato in occasione della manifestazione nazionale #ioleggoperché. Abbiamo messo impegno, energia, passione, creatività, ma, se anche la perfezione non è stata raggiunta, la mattinata, a detta dei partecipanti, è stata  davvero memorabile. 

Il ritrovo con i più mattinieri era davanti a scuola in via Badile alle 8.15: un gruppo di 20 persone tra professori, genitori e studenti ha attraversato festoso le strade del quartiere, con striscioni, cappelli e magliette della manifestazione, mentre il papà di un alunno trainava un carretto contenente il tappeto, il comodino, la sedia pieghevole e la lampada con cui abbiamo ricostruito la location di “Storie Minime“, il noto programma di Rai3 al quale ci siamo ispirati per coinvolgere le persone a raccontare il libro del cuore. Già prima di arrivare a Porta Vescovo un altro gruppo di persone, che pensava di raggiungere la biblioteca in autobus, si è aggregato e così anche a Santa Teresa e a Porta Leoni si sono uniti altri studenti e genitori. Infine davanti alla Civica ci attendevano una cinquantina tra ragazzi, colleghi e familiari tra cui anche la nostra dirigente, la dottoressa Patrizia Muscolino. Così alle 9.10 Anna Malgarise ci ha accolto nella sezione ragazzi della Civica dando ufficialmente inizio alla maratona di presentazione dei libri amati. Davanti alla scaffalatura rossa dove sono ordinatamente collocati gli albi illustrati per i bambini erano stati posizionati tappeto, comodino e poltroncina e a turno ci siamo accomodati per raccontare un libro significativo. Siamo partiti con Il barone rampante di Italo Calvino e le sue incredibili avventure sugli alberi, poi è stata la volta di Novecento di Alessandro Baricco, storia del famoso pianista che ha trascorso l’intera vita su un transatlantico e che porta il nome dell’anno in cui è nato; quindi è toccato a Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry che con la sua poesia insegna ad andare all’essenza delle cose; poi Il richiamo della foresta di Jack London, il cui protagonista Buck incarna valori intramontabili come forza d’animo e fedeltà; quindi Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares di Fernando Pessoa, un saggio incompiuto che attraverso i suoi frammenti disvela il valore della letteratura come forma d’arte libera e sempre attuale; ancora Per questo mi chiamo Giovanni di Luigi Garlando, che attraverso una scrittura fresca e accessibile ripropone la drammatica vicenda di Giovanni Falcone e della lotta alla mafia; poi è stata la volta di libri che parlano di Shoah: La pianista di Auschwitz di Suzy Zail, testimonianza della figlia di un deportato, a confronto con Non restare indietro di Carlo Greppi, riflessione sul tema dell’Olocausto da parte di un giovane studente che visita il campo di sterminio polacco con la scuola. Anche Anna Malgarise ha voluto condividere con noi il suo libro, raccontandoci Il giovane Holden di J.D. Salinger e leggendo quella pagina memorabile in cui il protagonista  a proposito di libri del cuore dichiara: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira“.  I racconti presso la Civica si sono conclusi con il piccolo grande racconto di Jean Giono L’uomo che piantava gli alberi, una favola sulla straordinaria capacità che l’uomo ha di creare e costruire, quanto mai attuale per il tema ambientale. Quindi il grosso della comitiva ha raggiunto La Feltrinelli di via Quattro spade, mentre un gruppo si è diretto alla libreria L’Aquilone. Luigi e Silvana, i proprietari della storica libreria per ragazzi di vicolo Stella, avevano preparato una location davvero raffinata e lo spazio, per quanto piccolo, si è riempito del calore e della passione dei ragazzi e degli adulti che hanno presentato il loro libro. Siamo partiti con L’età dell’innocenza Edith Wharton, una drammatica storia d’amore che ci ricorda come un tempo le convenzioni sociali impedissero ai giovani di potersi amare liberamente e di come i pregiudizi nei confronti delle donne fossero davvero limitanti; quindi è stato il momento dell’avventura con Il rinomato catalogo Walker & Dawn di Davide Morosinotto, in cui il ritrovamento di un vecchio orologio all’interno di un pacco postale dà il via ad una serie di indagini e peripezie. Con Verso Casa di Michael Morpurgo abbiamo seguito la storia di Aman e della sua mamma, che guidati da Ombra, una cagnolina addestrata a fiutare ordigni esplosivi, riescono a trovare una nuova vita in un nuovo Paese. Poi fantasia e magia sono state evocate attraverso Il leone, la strega e l’armadio di C.S.Lewis, il primo libro della saga de Le Cronache di Narnia; ma non sono mancati libri di impegno civile e attualità come Io sono Malala di Christina Lamb e Malala Yousafzai in cui, attraverso la sua battaglia, la giovane protagonista rivendica il diritto all’istruzione in paesi come il Pakistan dove le bambine sono escluse dalla scuola; ancora una voce femminile è stata la protagonista del romanzo di Isabel Allende Inés dell’anima mia, storia in parte reale e in parte immaginaria che racconta la conquista del Cile attraverso i ricordi dell’unica donna che vi partecipò; poi è stato il turno di Wonder di R.J.Palacio, il cui protagonista conquista il cuore del lettore per la sua ingombrante diversità e il bisogno di amicizia e comprensione; infine abbiamo concluso all’insegna del femminile anche con il romanzo Riflessioni su Christa T. di Christa Wolf, testo potente che fa riflettere sulla necessità di sottrarsi all’omologazione per affermare la propria libertà e individualità nel clima della dittatura. Quindi il gruppo de L’Aquilone, percorrendo via Stella e attraversando via Mazzini, ha raggiunto il gruppo de La Feltrinelli, dove nel frattempo la staffetta era stata accompagnata dalle note del gruppo musicale Regina Mab, intervenuto per creare un’atmosfera ancora più suggestiva. I libri esposti nella prima parte dell'incontro hanno assunto una piega tutta “rosa” per la presenza di autrici donne o protagoniste femminili.  La prima emozione “rosa” ci è venuta dal graphic novel La guerra di Catherine di Claire Fauvel, storia di una ragazzina ebrea appassionata di fotografia che, travolta dai tragici avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, grazie alla sua macchina fotografica può testimoniare gli orrori del nazismo e rimanere fedele a se stessa.  Poi è stata la volta di Storie della buonanotte per bambine ribelli di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, una raccolta di brevi biografie di donne che hanno lasciato un segno nella storia: in particolare sono state esposte le vicende di Lauren Potter, attrice e ballerina con la sindrome di Down, divenuta famosa perché protagonista di una nota serie televisiva; di Irena Sendler, l'infermiera che salvò 2500 ebrei, facendoli uscire dal ghetto di Varsavia nascosti dentro valigie e sacchi di juta; di Anna Politkovskaja, giornalista russa che ha denunciato attraverso i suoi articoli la violazione dei diritti umani nel suo paese e che forse proprio per questo è stata uccisa. All’insegna del rosa è stata anche la presentazione del libro Le ragazze non hanno paura di Alessandro Ferrari, romanzo in cui il giovane protagonista trascorre un’estate molto particolare, diventando amico di tre ragazze ed entrando nella loro banda; assieme a loro vive molte avventure e si trova costretto a crescere, intraprendendo quel viaggio verso l'età adulta in cui il punto d'arrivo è sempre sconosciuto. L’esposizione è stata così avvincente che molte delle ragazze presenti hanno dichiarato di volerlo leggere quanto prima. La svolta all'incontro è stata data dall'intervento di un papà e di una mamma che hanno presentato in due diversi momenti lo stesso libro, un romanzo avvolto dal mistero, il capolavoro di Umberto Eco: Il nome della Rosa. Al di là delle diverse considerazioni personali, entrambi ne hanno celebrato la straordinaria architettura, lo stile, le infinite citazioni da altri libri o semplicemente il fatto che dopo tutto è un incredibile giallo che si lascia divorare dal lettore. Poi è stato il turno di Pusher di Antonio Ferrara, libro che fa riflettere sulla condizione di molti bambini che vivono in Italia o in altre parti del mondo costretti a fare un lavoro molto pericoloso e illegale in cambio di qualche soldo. Tra i libri presentati c’è stato anche il celebre libro di Oriana Fallaci Lettera ad un bambino mai nato che affronta il delicato tema dell’aborto. Ha catturato l’attenzione il racconto di Ogni giorno, ogni ora di Nataša Dragnić, che narra la storia d’amore di Luka e Dora che si conoscono da giovanissimi, scoprono in diversi momenti della loro vita di amarsi e di appartenersi, anche se il destino li costringe a vivere lontani. Infine la presentazione di Gridano i gufi di Janet Frame, un romanzo corale che parla di amore, abnegazione, dolore e speranza attraverso una scrittura ricca di pathos, ha dato l’occasione di riflettere sul fatto che gli adulti, a differenza dei bambini, spesso non sono in grado di godere pienamente delle piccole gioie quotidiane.

Avendo fatto il pieno di emozioni e parole abbiamo ricomposto i ranghi e abbiamo attraversato corso Portoni Borsari, desiderosi di farci notare. Infatti un piccolo gruppo di turisti belgi, incuriosito dai ragazzi che distribuivano volantini e dal grande striscione azzurro intenso sorretto da due mamme che chiudevano il nostro corteo, desiderava capire e partecipare. E allora sorridendo, parlando prima in francese, poi in inglese, poi ancora in uno straordinario italiano danzante, ci hanno chiesto informazioni per conoscere e partecipare. “Meraviglioso”, hanno detto con la raffinata r dei francesi. Ci hanno seguito fino in Corte Sgarzerie, dove nel frattempo ci siamo sistemati di fronte a Pagina 12 per ricreare la nostra location e abbiamo ripreso ad ascoltare altri libri del Cuore.  Abbiamo iniziato con un po’ di commozione attraverso il manuale Piccole Dolomiti Pasubio, tutto ciò che rimane di un caro amico, scomparso nel vano tentativo di salvare la vita ad un altro; il libro, che non è un romanzo, è però il punto di partenza per raccontare tante storie tutte collegate alla passione per la montagna, propria di chi fa alpinismo, cioè di chi posa il piede laddove prima ha posato lo sguardo; è stato poi il momento de I dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, un’opera intensa che rilegge i miti classici e in uno struggente dialogo tra Achille e Patroclo riflette su come il tema della morte sia estraneo ai giovani, che vivono nella convinzione dell’immortalità; a riportarci a temi più prosaici e a un clima più disteso Moby Dick: la balena bianca nella versione di Geronimo Stilton; poi è stata la volta di un libro dal titolo evocativo Lo Zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel, in cui l’autore da un lato parla del rapporto tra allievo e maestro (rapporto che deve avere come fondamento la fiducia reciproca assoluta e un solenne dovere morale), dall’altro spiega che cos’è lo Zen, il cui significato è difficile da decifrare ma può essere intuito riflettendo su questo: imparare a tirare la freccia staccando se stessi dall’azione dello scoccare come protagonisti dell’azione stessa. Ancora una nota di romanticismo con L’Amore ai tempi del colera di Gabriel Garcìa Màrquez, storia di un amore appassionato e tormentato che si nutre di continui tradimenti per rimanere paradossalmente fedele e puro. Infine Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi, romanzo di formazione in cui il giovane protagonista cerca di integrarsi tra gli altri, ma senza successo e che ci fa riflettere sul fatto che le cose belle succedono quando e come meno te le aspetti, ma succedono! Il ritmo dei racconti è stato intenso, interrotto dal passaggio di due auto, una scura e veloce, una gialla e lenta,  da una comitiva di turisti che doveva raggiungere i vicini scavi archeologici, dal rumore delle catene che un sollecito cameriere sfilava per rendere utilizzabili i tavolini del bar collocati sotto il portico. Le parole si sono mescolate al sottofondo musicale e ci hanno fatto gioire e piangere trasportandoci in luoghi lontani ricchi di memoria e suggestioni. Arrivati a mezzogiorno molti di noi non hanno potuto proseguire e solo una parte del  gruppo ha concluso il percorso raggiungendo l’ultima tappa: piazza Bra. Abbiamo collocato sul marciapiede antistante Palazzo Barbieri il tappeto, il comodino e la poltroncina e abbiamo ascoltato gli ultimi racconti dopo che un solerte vigile ha controllato la validità del nostro permesso. Abbiamo ripreso con uno tra i più grandi classici, le Affinità elettive di Johann Wolfgang von Goethe, che, basandosi nel titolo e nella trama su una metafora di natura chimica, sviscera problemi coniugali e società del tempo anche attraverso i binomi “ragione e sentimento”, “passione e dovere”. Si è poi continuato con Da una lettera a Oskar Pollak di Franz Kafka, che è stato il pretesto per ricordare come sia importante leggere quei libri capaci di lasciare un segno, di rompere con l’ascia la superficie delle cose; Il lupo della steppa di Hermann Hesse è stato, al contrario, l’occasione per riflettere su come i libri ci rappresentino, su quanto essi siano specchio della nostra anima, luoghi accoglienti e noti nei quali ci sentiamo al sicuro. In seguito i partecipanti hanno formato un cerchio e hanno lasciato scorrere fra le mani un filo con sonagli e campanelli a rappresentare simbolicamente le tante storie cui avevano dato voce i libri raccontati, un rito col quale volevamo terminare una mattinata all’insegna della condivisione di storie, pensieri, ricordi, emozioni. Ma mentre stavamo per “sgomberare“ è sopraggiunto il sindaco Federico Sboarina che ci ha fatto l’onore di accomodarsi sulla nostra sedia pieghevole e, nonostante i numerosi impegni, ha voluto condividere con noi le letture amate: Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain è stata una sua grande passione da ragazzo, mentre ora, quando riesce a ritagliarsi del tempo, ama autori avvincenti come John Grisham e Wilbur Smith. Certo per il primo cittadino di Verona, sorpreso dalla richiesta, ma abituato a giornalisti, fotografi e grande pubblico non è stato un problema soddisfare la nostra curiosità; molto più difficile è stato mettersi in gioco per i giovani studenti delle Fincato, ai quali va tutta la nostra stima e ammirazione perché sono stati davvero bravi a vincere l’imbarazzo e a comunicare pensieri ed emozioni proprio attraverso i libri. Certo quanti titoli avrebbero potuto essere raccontati ancora e quanti dei partecipanti, se potessero tornare indietro, donerebbero le loro parole…Non è stato possibile lasciare spazio a tutti, così appuntamento a prossime future occasioni!

A questo punto non ci rimane che dire grazie a tutti coloro che sono intervenuti, che hanno partecipato leggendo o semplicemente presenziando, distribuendo volantini e citazioni, sventolando striscioni, indossando cappelli e magliette, e anche a quelli che a causa di precedenti impegni non sono potuti intervenire, ma hanno lasciato la loro citazione nella valigia o semplicemente ci hanno fatto sentire la loro vicinanza, perché, come scrive Calvino ne Il Barone rampante “le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone”.

M. E. T. A. S.