“La normalità non era la vita, la normalità era la morte”.
Questa è una frase di Katharina Hardy, una musicista ungherese, una delle ultime testimoni dell’Olocausto, sopravvissuta a due campi di concentramento uno dei quali Belsen Bergen, lo stesso in cui morì Anna Frank.
Le due classi quinte della scuola “Carducci” nel 2026 sono entrate nel diario di Anna attraverso due attori fantastici, Stefano e Alice.
Sembrava che le parole uscissero reali sul palcoscenico, tanto che sono scese anche delle lacrime e abbiamo sussultato davanti al rumore degli aerei, delle bombe e del fumo.
Di Katharina abbiamo ascoltato la sua incredibile storia, rimanendo sbalorditi davanti alla sua ferrea disciplina, al suo coraggio e ai 120 chilometri percorsi per scappare dalla sua amata terra, l’Ungheria. Le sue scarpe l’hanno salvata.
Le scarpe …
Non tutte le scarpe portano lontano, alcune pestano il sangue di altri uomini, di altre donne, di bambini e bambine, altre si sono fermate, inchiodate a bordo fiume, troppo preziose per perdersi nelle acque del Danubio e sulla musica di Bartók, noi guardiamo tutte quelle scarpe di bronzo, le “Shoes on Danube Bank”, oggi circondate di fiori, a memoria di tutti quellǝ che con violenza sono stati uccisi e gettati nelle sue acque.
Settimane intense, le ultime di questo gennaio. Stanchi di vedere e ascoltare solo scarpe che pestano la vita, come Anna vogliamo credere ancora nell’umanità, perché senza la fiducia, la speranza e i sogni nulla potrà mai cambiare.
Ecco allora le nostre scarpe portatrici di vita. Scarpe usate per vivere tanti momenti diversi della vita dei vostri bambini e delle vostre vite, si sono trasformate in piccole fioriere che vanno accudite e protette, in attesa che sbocci la Vita e già, nel calore della terra, ci sono i primi germogli.
Per non dimenticare mai.
27 gennaio 2026, Giornata della Memoria.






0